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Stretching per il trail running

Stretching trail running: i migliori esercizi per migliorare le performance (2026)

Quale stretching deve fare un trail runner per migliorare la propria elasticità articolare e muscolo-tendinea?

Questa è una delle domande che riceviamo più spesso dagli atleti in allenamento con noi o dalla Community sui nostri canali social TRM.

Cerchiamo di fare chiarezza e venire incontro ai tanti dubbi dei trail runner di tutto il mondo…

In questa guida esploreremo una routine completa di stretching trail running, analizzando ben 22 esercizi mirati, parte integrante del Metodo TRM – che ti permetteranno di:

• migliorare le performance
• prevenire infortuni e
• velocizzare i tempi di recupero.

Ricorda che lo stretching è una parte dell’allenamento e non può essere sostituita o saltata per mancanza di tempo!

Quindi organizzati al meglio e inserisci gli esercizi quasi sempre nelle tue sessioni.

Buona lettura!

TRM Team

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Perchè è importante lo stretching nel trail running?

Il trail running richiede un corpo elastico e resiliente, capace di adattarsi ai continui cambi di pendenza e alle irregolarità del terreno.

Integrare una routine di stretching specifica non è solo un modo per prevenire infortuni come tendiniti o contratture, ma un vero e proprio strumento per ottimizzare l’efficienza meccanica della falcata.

Le evidenze scientifiche confermano l’importanza di differenziare l’approccio: dinamico prima della corsa e statico nella fase di recupero.

Prima di affrontare i sentieri, è fondamentale attivare la muscolatura con lo stretching dinamico. Esercizi come gli slanci controllati delle gambe (frontali e laterali), le rotazioni delle caviglie e gli affondi in camminata preparano i tendini allo stress eccentrico tipico delle discese tecniche.

Questa fase aumenta la temperatura muscolare e migliora la propriocezione, fondamentale per evitare distorsioni su radici e sassi mossi.

Dopo l’allenamento, lo stretching statico aiuta a decontrarre le catene muscolari più sollecitate.

Concentratevi sull’allungamento dei flessori dell’anca, spesso accorciati dalle salite ripide, e dei polpacci, motore principale del dislivello positivo.

Mantenere posizioni di allungamento per i muscoli piriformi e i glutei favorisce il drenaggio dei metaboliti e accelera il turnover cellulare per un recupero più rapido.

Ricordate di non forzare mai il dolore: l’allungamento deve essere progressivo e accompagnato da una respirazione profonda e diaframmatica.

Dedicare costantemente 15 minuti a queste pratiche trasformerà la vostra mobilità, garantendovi prestazioni superiori e una carriera atletica più longeva e priva di intoppi.

Una sessione di stretching eseguita correttamente, idealmente dopo le sessioni di allenamento non impegnative (no dopo lavodi di qualità), aiuta a riportare i muscoli alla loro lunghezza ottimale e a favorire il drenaggio delle tossine.

Stretching n. 1: allungamento dei quadricipiti in piedi

trail runner che fa stretching in montagnaQuesto primo esercizio della sequenza si concentra su uno dei motori principali della corsa in salita: il quadricipite.
• A cosa serve: serve a decomprimere il comparto anteriore della coscia, spesso accorciato dopo lunghe discese tecniche.
• Serie e durata: 3 serie per gamba, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: quadricipite femorale, retto femorale e ileopsoas.
• Benefici: riduce la tensione rotulea e migliora l’estensione dell’anca.

Stretching n. 2: allungamento dei polpacci (gastrocnemio)

stretching trail running 2
Utilizzando un supporto come una staccionata, ci concentriamo sulla parte alta del polpaccio.
• A cosa serve: fondamentale per chi corre molto sull’avampiede o affronta pendenze elevate.
• Serie e durata: 2 serie per lato, tenuta di 40 secondi.
• Muscoli coinvolti: gastrocnemio (polpaccio).
• Benefici: previene la fascite plantare e le infiammazioni al tendine d’Achille.

 

Stretching n. 3: allungamento del soleo con ginocchio flesso

stretching trail running 3
Una variante del precedente che sposta il lavoro più in profondità.
• A cosa serve: isolare il muscolo soleo flettendo leggermente il ginocchio mentre il tallone preme a terra.
• Serie e durata: 2 serie per lato, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: soleo.
• Benefici: aumenta la mobilità della caviglia, essenziale sui terreni sconnessi.

 

Stretching n. 4: flessione del busto a gambe divaricate

stretching trail running 4
Iniziamo a lavorare sulla catena posteriore con una base d’appoggio ampia.
• A cosa serve: allungare contemporaneamente adduttori e muscoli ischiocrurali.
• Serie e durata: 3 serie, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: ischiocrurali, adduttori, muscoli della bassa schiena.
• Benefici: rilassamento della zona lombare e maggiore apertura del bacino.

 

Stretching n. 5: flessione profonda con presa alle caviglie

stretching trail running 5
Una variante più intensa per chi cerca il massimo allungamento posteriore.
• A cosa serve: portare il busto verso le gambe tese per massimizzare la tensione sulla catena cinetica posteriore.
• Serie e durata: 2 serie, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: bicipite femorale, semitendinoso, erettori spinali.
• Benefici: migliora la flessibilità complessiva della colonna vertebrale.

 

Stretching n. 6: flessione in avanti a piedi uniti

stretching trail running 6

La classica posizione di “chiusura” per testare la propria mobilità.
• A cosa serve: rilasciare completamente la tensione accumulata lungo tutta la parte posteriore del corpo.
• Serie e durata: 2 serie, tenuta di 45 secondi.
• Muscoli coinvolti: ischiocrurali, polpacci e zona lombare.
• Benefici: favorisce il rilassamento del sistema nervoso oltre che muscolare.

Stretching n. 7: hamstring stretch su supporto elevato

stretching trail running 7
Sfruttando la staccionata, isoliamo una gamba alla volta.
• A cosa serve: permette un controllo millimetrico dell’allungamento degli ischiocrurali evitando compensi con il bacino.
• Serie e durata: 3 serie per gamba, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: muscoli ischiocrurali (parte posteriore della coscia).
• Benefici: previene strappi muscolari e migliora la falcata.

 

Stretching n. 8: affondo profondo per i flessori dell’anca

stretching trail running 8
L’immagine 8 mostra un affondo eseguito con il supporto delle mani.
• A cosa serve: allungare lo psoas, muscolo che tende ad accorciarsi molto nei runner.
• Serie e durata: 3 serie per lato, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: ileo-psoas, retto femorale.
• Benefici: riduce il mal di schiena post-corsa e migliora la postura.

 

Stretching n. 9: ginocchia al petto (lying hug)

stretching trail running 9

 

Passiamo alla fase a terra per un recupero più profondo.
• A cosa serve: decomprimere le vertebre lombari dopo lo stress impattante della corsa.
• Serie e durata: 2 serie, tenuta di 60 secondi.
• Muscoli coinvolti: grande gluteo, erettori della colonna.
• Benefici: sollievo immediato alla bassa schiena.

 

Stretching n. 10: allungamento singolo ischiocrurale da sdraiati

stretching trail running 10
Supportiamo la gamba con le mani per un lavoro controllato.
• A cosa serve: allungare la parte posteriore della coscia eliminando il carico sulla colonna.
• Serie e durata: 3 serie per gamba, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: bicipite femorale.
• Benefici: ideale per chi soffre di tensioni sciatiche.

 

Stretching n. 11: gamba verticale per la mobilità

stretching trail running 11
Simile al precedente, ma focalizzato sulla tenuta attiva.
• A cosa serve: migliorare l’escursione articolare dell’anca in posizione neutra.
• Serie e durata: 2 serie per lato, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: catena posteriore e stabilizzatori dell’anca.
• Benefici: maggiore fluidità nel movimento della corsa.

 

Stretching n. 12: la farfalla (butterfly stretch)

stretching trail running 12
Seduti a terra con le piante dei piedi a contatto.
• A cosa serve: allungare gli adduttori e migliorare l’apertura delle anche.
• Serie e durata: 3 serie, tenuta di 40 secondi.
• Muscoli coinvolti: adduttori (breve, lungo, grande), gracile.
• Benefici: fondamentale per gestire i cambi di direzione improvvisi nel trail.

 

Stretching n. 13: variante farfalla con busto eretto

stretching trail running 13
Manteniamo la posizione cercando la verticalità della colonna.
• A cosa serve: abbinare l’apertura delle anche al corretto allineamento posturale.
• Serie e durata: 2 serie, tenuta di 45 secondi.
• Muscoli coinvolti: adduttori e muscoli posturali del tronco.
• Benefici: migliora la respirazione diaframmatica durante lo stretching.

 

Stretching n. 14: flessione su una gamba sola (ostacolista a terra)

stretching trail running 14
Una gamba è tesa, l’altra è piegata con il piede vicino al bacino.
• A cosa serve: isolare l’allungamento di un singolo bicipite femorale alla volta.
• Serie e durata: 3 serie per lato, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: ischiocrurali e fascia lombare controlaterale.
• Benefici: corregge eventuali asimmetrie muscolari tra le gambe.

 

Stretching n. 15: divaricata seduta (v-sit stretch)

stretching trail running 15
Entrambe le gambe sono tese e divaricate.
• A cosa serve: lavorare intensamente sulla flessibilità globale del bacino.
• Serie e durata: 2 serie, tenuta di 40 secondi.
• Muscoli coinvolti: adduttori e ischiocrurali.
• Benefici: aumenta l’agilità nei passaggi tecnici su roccia.

 

Stretching n. 16: torsione spinale seduta

stretching trail running 16
Un esercizio fondamentale per la mobilità del tronco.
• A cosa serve: ruotare la colonna utilizzando il braccio come leva contro il ginocchio opposto.
• Serie e durata: 2 serie per lato, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: obliqui, trasverso dell’addome, piriforme e glutei.
• Benefici: libera le tensioni vertebrali e migliora la rotazione del busto.

 

Stretching n. 17: torsione spinale supina

stretching trail running 17
Eseguita sdraiati a terra per il massimo rilassamento.
• A cosa serve: utilizzare il peso della gamba flessa per ruotare il bacino rispetto alle spalle.
• Serie e durata: 2 serie per lato, tenuta di 45 secondi.
• Muscoli coinvolti: quadrato dei lombi, glutei e pettorali.
• Benefici: estremamente efficace per defaticare la schiena dopo trail con molto dislivello.

 

Stretching n. 18: flessione laterale del busto in piedi

stretching trail running 18
Utilizziamo il supporto per stabilizzare la posizione.
• A cosa serve: allungare tutta la fascia laterale del corpo.
• Serie e durata: 3 serie per lato, tenuta di 20 secondi.
• Muscoli coinvolti: obliqui, intercostali e tensore della fascia lata.
• Benefici: migliora l’espansione della gabbia toracica e la respirazione.

 

Stretching n. 19: allungamento assiale verso l’alto

stretching trail running 19
Mani intrecciate e spinte verso il cielo.
• A cosa serve: ri-allineare la colonna dopo ore di corsa in posizione spesso contratta.
• Serie e durata: 2 serie, tenuta di 20 secondi.
• Muscoli coinvolti: gran dorsale, muscoli della spalla.
• Benefici: sensazione di leggerezza e “apertura” posturale.

 

Stretching n. 20: allungamento dei tricipiti dietro la nuca

stretching trail running 20
Portiamo un braccio dietro la testa spingendo il gomito verso il basso.
• A cosa serve: sciogliere la tensione nelle braccia, usate molto per l’equilibrio e con i bastoncini.
• Serie e durata: 2 serie per braccio, tenuta di 20 secondi.
• Muscoli coinvolti: tricipite brachiale.
• Benefici: previene l’irrigidimento degli arti superiori.

 

Stretching n. 21: variante per le spalle e braccia

stretching trail running 21
Un’ulteriore enfasi sulla mobilità scapolo-omerale.
• A cosa serve: assicurare che le spalle rimangano basse e rilassate durante la corsa.
• Serie e durata: 2 serie per lato, tenuta di 20 secondi.
• Muscoli coinvolti: deltoide, tricipite.
• Benefici: riduce i dolori al collo e ai trapezi causati dal trasporto dello zaino da trail.

 

Stretching n. 22: allungamento dei pettorali contro l’albero

stretching trail running 22
Concludiamo la sequenza aprendo il petto sfruttando un elemento naturale.
• A cosa serve: contrastare la chiusura delle spalle in avanti (atteggiamento cifotico) tipico della fatica.
• Serie e durata: 3 serie per lato, tenuta di 30 secondi.
• Muscoli coinvolti: grande e piccolo pettorale.
• Benefici: ottimizza la capacità polmonare e migliora l’assetto di corsa.

 

Conclusioni per un perfetto stretching trail running

Integrare questa routine di stretching trail running nel tuo piano di allenamento farà la differenza tra un runner costantemente infortunato e un atleta longevo.

Ricorda di non forzare mai il dolore.

Lo stretching deve essere una sensazione di tensione piacevole.

Esegui questi movimenti in un ambiente tranquillo, come mostrato nelle splendide cornici montane delle fonti, per unire al benessere fisico anche quello mentale.

Buon trail e buon allungamento dei muscoli!

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Domande Frequenti (FAQ)

Quando è meglio fare stretching per il trail running: prima o dopo la corsa?
È consigliabile eseguire lo stretching statico dopo l’allenamento nelle sessioni non impegnative come lipidici o lunghi di brevi distana, quando i muscoli sono caldi.
Prima della corsa, è preferibile un riscaldamento dinamico per attivare la muscolatura senza ridurne la reattività.
Quanto tempo devo dedicare allo stretching post-trail?
Una sessione completa di stretching trail running richiede circa 5-15 minuti.
Ogni esercizio va mantenuto per 20-30 secondi, ripetuto 2-3 volte per lato, senza mai forzare fino ad arrivare alla soglia del dolore.
Quali sono i muscoli più sollecitati nel trail running da allungare?
I gruppi muscolari prioritari sono:
  • quadricipiti,
  • polpacci (gastrocnemio e soleo),
  • ischiocrurali,
  • flessori dell’anca (ileopsoas),
  • adduttori
  • muscoli della schiena.
Anche spalle e pettorali beneficiano di allungamento per chi usa i bastoncini da trail running.
Lo stretching aiuta a prevenire infortuni nel trail running?
Sì, è fondamentale!
Una routine regolare di stretching migliora l’elasticità muscolo-tendinea, riduce le tensioni asimmetriche e favorisce il recupero, diminuendo il rischio di
  • fascite plantare,
  • tendiniti,
  • contratture
  • stiramenti.
e molti altri problemi comuni ai trail runner.
Posso fare stretching se ho già un infortunio?
In caso di infortunio acuto, consulta sempre un fisioterapista prima di allungare la zona lesa. 
In fase di recupero, lo stretching dolce e mirato può essere utile, ma solo sotto supervisione specialistica.
Sarebbe meglio che i primi allungamenti vengano condivisi con il fisioterapista per verificare lo stato di muscoli, tendini e articolazioni.
Quali esercizi sono più indicati per chi corre molto in discesa?
Le discese tecniche sollecitano fortemente i quadricipiti in eccentrica.
Pertanto gli esercizi più utili sono:
  • l’allungamento dei quadricipiti in piedi,
  • la flessione in avanti a piedi uniti e
  • l’hamstring stretch su supporto elevato per bilanciare la catena posteriore.
È normale sentire dolore durante lo stretching?
No. Lo stretching deve provocare una sensazione di tensione piacevole, mai dolore acuto o fitte.
Se avverti dolore, riduci l’intensità o interrompi l’esercizio: forzare può causare microlesioni.
Quanto spesso devo fare stretching se corro 3-4 volte a settimana?
L’ideale è eseguire una sessione di stretching ogni giorno di allenamento.
Alla fine dell’allenamento nei lavori a basso carico.
In caso di sessioni di qualità, tra il riscaldamento e la sessione impegnativa: ripetute, fartlek, progressivi.
In questi casi la sessione di stretching ha tempi piu ridotti per evitare che i muscoli si raffreddino troppo prima della sessione.
Un atleta attento a raggiungere la migliore performance sportiva, potrebbe inserire una routine completa di stretching una volta la settimana nel giorno di riposo o recupero.
Anche semplici brevi sessioni di 5-10 minuti nei giorni di riposo attivo favoriscono il recupero.
Posso fare stretching la mattina o la sera, indipendentemente dall’allenamento?
Sì, sessioni leggere di mobilità e allungamento possono essere utili anche in momenti separati dall’allenamento, specialmente la sera per favorire il rilassamento muscolare e la qualità del sonno.
Quali errori evitare nello stretching per trail runner?
Gli errori più comuni sono:
  • allungare il corpo a muscoli freddi,
  • molleggiare durante la tenuta,
  • trattenere il respiro,
  • ignorare le asimmetrie tra gli arti
  • frettolosità nell’esecuzione.
La costanza e la tecnica corretta valgono più dell’intensità.

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Articolo aggiornato aprile 2026

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Marco Mori

E' Preparatore Atletico e Allenatore di Trail Running con Certificazione SNaQ CONI dal 2014. Collabora come Presidente di TRM Team ASD, collabora come allenatore di atleti di trail running, formatore nei corsi per allenatori di trail running. E’, tutt'oggi, l'unico preparatore atletico italiano ad aver gareggiato sulla distanza di 900km, in tappa unica: Transpyrenea 900K (10° Assoluto Maschile).  Conta oltre 100 competizioni ultra trail internazionali e numerosi podi di categoria. E' autore di ricerche di mercato e articoli su allenamento, strategie di gara, infortuni e materiali sportivi per il trail running e running in italiano e inglese. Direttore Sviluppo Strategico, dopo aver praticato vari sport a livello agonistico ha scoperto la sua particolare predisposizione per le competizioni estreme e le endurance ultra trail che riesce a coniugare con la vita professionale.